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le maddalene

I due chiostri del Convento

Il chiostro est era quattrocentesco e a doppio ordine di logge, quello ovest di poco posteriore ma con interventi settecenteschi e con soli due lati porticati e con un pozzo con la cisterna al centro.I materiali utilizzati furono: la trachite euganea, estratta a Lispida ed utilizzata per alcune cornici di porte e per la pavimentazione del chiostro; in pietra tenera estratta a Costoza, sono la maggior parte delle cornici delle porte e di tutte le parti modanate della chiesa nuova e del campanile, mentre la Pietra d’Istria, estratto a Rovigno, è riservata ai listoni del pavimento e al decoro architettonico del pozzo settecentesco nel cortile ovest.Il Chiostro ovest ha pianta quadrangolare con due lati porticati ed il pozzo al centro. L’atrio di ingresso dalla strada si apriva nell’angolo nord-ovest. Nei lati nord e ovest il portico del piano terreno si sviluppa rispettivamente per 5 e 7 archi a tutto sesto su colonne tuscaniche la colonna d’angolo ha diametro maggiore. La copertura degli ambulacri (corridoi) è con volta a crociera su pianta quadrata. Al primo piano il loggiato originale è conservato solo sul lato nord ed ha le campate occluse. Capitelli con quattro foglie lisce arricciate agli angoli e rosetta al centro con la delicata dorata pietra di Nanto è fortemente danneggiata. Il lato sud ed il primo piano ovest sono un rifacimento moderno. Il lato est costituisce il corpo di collegamento tra i due chiostri ed evidenzia numerose trasformazioni avvenute nel tempo, Lo spazio scoperto nel chiostro è pavimentato con lastre di trachite euganea e fascioni in pietra bianca d’Istria  e sono originali. Le pendenze sono regolate per fare defluire l’acqua piovana verso i tombini mascherati da una semisfera in pietra d’Istria bianca. Il pozzo pure in pietra d’Istria ottagonale e due colonne ioniche rastremate. La trabeazione del fregio pulvinata e più sopra è incisa la data MDCCXLII (1742) Il pozzo fu “copiato” da quello del convento confratello di San Sebastiano a Venezia. Il chiostro est in continuità a nord con il chiostro ovest ha caratteristiche comuni con il chiostro ovest: il loggiato del primo piano sviluppato per i 3 lati ovest nord ed est anch’esso ora occluso. Il portico terreno ad archi, sette nei lati nord e sud sei in quello ovest e cinque nel rimanente è caratterizzato da colonne e fusto leggermente rastremato e di diametro maggiore per le angolari; i fusti sono alternativamente in marmo Rosso Verona e calcare bianco, con basi attiche arricchite di foglie salvaspigoli e di capitelli di calcare bianco. Questi ultimi hanno decori diversi improntati a grande fantasia ed eleganza: delfini, conchiglie, palmette, ghirlande. Sul lato est si apre il recente cancello di comunicazione terreno retrostante il monastero e originariamente non di sua pertinenza. Nell’angolo sud ovest è  la scala che porta al piano superiore. Il lato nord, addossato affianco alla chiesa, è stato sopraelevato di un piano. Nello scorcio dell’ala sud del chiostro est sono visibili le finestre più antiche ora murate. Nell’angolo sudovest del primo piano la loggia intercetta la finestra murata appartenente all’originario dormitorio.

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La vita interna del Convento

Una biblioteca non poteva mancare nel convento, dato anche l’impegno dei Girolamini nei confronti dell’Università (l’anno di realizzazione potrebbe essere stato il 1663 come si evince da una fattura).La localizzazione è quella del corpo centrale fra i due chiostri, al primo piano; sarebbe stata così di filtro tra la porzione più interna riservata ai religiosi  e quella ad ovest con la successione di piccole stanze destinate agli studenti con i percorsi per il personale delle cucine.  La cucina doveva trovarsi nel piano terreno verso l’orto nell’ala sud. Il più semplice riconoscimento è il sito del dormitorio: occupava l’intero primo piano dell’ala sud del secondo chiostro ed era illuminato da due finestre affiancate. Sopra la sacrestia e all’adiacente oratorio c’era la foresteria in essa si riuniva il Capitolo e veniva ospitato il Vescovo durante le visite di rito. Il corpo prospiciente la strada doveva ospitare al primo piano le stanze per gli studenti, mentre la destinazione del piano terreno privo di finestre verso l’esterno resta oscura tranne che per l’atrio di ingresso al monastero stesso, individuato nello stretto ambiente all’estremo est; il blocco divisorio tra i due chiostri aveva al piano seminterrato la cantina voltata a botte lunettata in corrispondenza delle piccole finestre.: Il lungo blocco sud conteneva al piano terreno i servizi comuni. Cominciando dall’estremità ovest c’erano: la lavanderia in diretta comunicazione con l’orto, la stanza per la pulizia delle stoviglie, la cucina, l’antirefettorio e la piccola dispensa che separavano dal successivo refettorio, altri ambienti che dovrebbero essere quelli citatati come forno per il pane, deposito della farina ecc. il primo piano era interamente occupato dal dormitorio principale dei frati. La facciata ovest che si affaccia su via S. Giovanni di Verdara, con le finestre centinate, risale agli anni ’20, il periodo della scuola “G. Galilei”. La parte successiva, dove vi è l’attuale ingresso, risale agli anni ’50 del secolo scorso.